Nel secondo ciclo di IT Bridge, rivolto a giovani tra i 18 e i 29 anni con background migratorio, le attività si sviluppano dando continuità alle visite socializzanti, che rappresentano un asse centrale del percorso: dopo le uscite all’Acquario Civico di Milano e al Future Mobility District, il gruppo ha partecipato anche alla visita al MUPA – Museo del Patriarcato. Questi momenti si integrano con lo studio della lingua italiana e la formazione digitale, all’interno di un percorso pensato per favorire una partecipazione attiva e consapevole dei partecipanti. 

L’adesione al progetto è stata significativa, grazie a una strategia di ingaggio che combina il lavoro di rete con realtà del terzo settore attive sul territorio e l’uso dei social media per intercettare i giovani nei loro contesti quotidiani. Come sottolinea Claudia Fedi, job counselor del Programma WIP di Soleterre, l’iniziativa è riuscita ad andare «oltre le modalità di reclutamento tradizionali», creando occasioni di accesso più inclusive e diffuse per i giovani. 

Sul piano dell’impatto emerge un processo di crescita progressiva: la struttura del percorso stimola la partecipazione attiva, permettendo ai ragazzi di sviluppare competenze linguistiche e digitali, rafforzare la fiducia in sé stessi e costruire relazioni significative. L’integrazione tra competenze tecniche e dimensione relazionale rappresenta uno dei principali punti di forza dell’esperienza. 

Claudia sottolinea come ITBridge non si limiti a trasmettere competenze: «Non si tratta solo di trasmettere nozioni, ma di creare uno spazio in cui il confronto diventa motore di apprendimento». Questa filosofia inclusiva si riflette nell’esperienza dei partecipanti: una ragazza ha raccontato quanto fosse importante poter partecipare «senza che ci si soffermasse su ciò che le mancava», confermando come il progetto valorizzi le potenzialità individuali e trasformi le difficoltà in opportunità concrete di crescita. 

ITBridge agisce come un vero moltiplicatore di possibilità: sviluppa competenze linguistiche e digitali, favorisce relazioni durature tra i partecipanti e apre nuove traiettorie formative e professionali. È uno spazio in cui i giovani possono mettersi in gioco, rafforzare la propria stima di sè e iniziare a definire il proprio futuro, accompagnati da un team multidisciplinare che li sostiene secondo le loro esigenze e aspirazioni. 

Come evidenzia Claudia, «l’obiettivo è creare uno spazio che abiliti una dimensione del ‘diventare’ possibile, dove le aspirazioni individuali si traducono in percorsi concreti di crescita». In definitiva, ITBridge non è un traguardo conclusivo, ma un punto di partenza: un contesto in cui competenze, relazioni e fiducia si intrecciano per sostenere percorsi concreti di inserimento sociale e professionale. 

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